lunedì 10 febbraio 2025

Margherita MIX ... Intervista a Davide Rocco Colacrai che ci parla del suo libro “Ritratto del poeta in autunno"

 

 https://mariacristinabuoso.blogspot.com/2024/04/margherita-mix-intervista-davide-rocco.html

 Ciao,

oggi siamo in compagnia di      Davide    

che ci parlerà del suo  libro  

 Ritratto del poeta in autunno - Davide Rocco Colacrai - ebook

MC –  Ben ritrovato...  cosa vorresti aggiungere che non ci hai già raccontato nella precedente intervista?

Davide – Grazie. È sempre un piacere per me essere tuo ospite. Purtroppo non ricordo esattamente tutto quello che ti ho raccontato – sono un instancabile chiacchierone (secondo altri un discreto oratore), sebbene io apprezzi molto anche la solitudine e il silenzio –, per cui mi piacerebbe condividere una riflessione con te: quanto è importante che ognuno di noi possa scoprire, dentro di sé, i talenti che ha, a prescindere dai talenti che hanno gli altri? Non pensi che vivremmo in una società migliore nel senso di una società più sana, rispettosa e felice?

 MC – Come riesci a far conciliare la tua anima di giurista e criminologo con quella di autore?

D – Devo premettere – proprio nel rispetto dei colleghi giuristi – che attualmente mi occupo di tutt’altro, tuttavia penso spesso alle parole di un Professore universitario, il quale mi disse, alcuni anni fa, che senza la possibilità di scrivere saremmo impazziti. Dunque penso che ognuno di noi abbia bisogno di esprimersi in più modi per “buttare fuori” da un lato tutto quello che egli vive e percepisce nel suo mondo interiore e per ricomporre dall’altro chi veramente egli è: è come se vi fosse una duplice funzione di esternazione / condivisione e di riscoperta / scelta di identità.

MC –  I tuoi colleghi cosa pensano di questa tua seconda anima poetica?

D – Devo dire che con le persone che mi circondano – colleghi, amici, parenti ma anche vicini di casa e conoscenti – non parlo mai di Poesia, e così della mia penna. Qualcuno mi segue virtualmente e vede chi è quel Davide che vive fuori da un certo contesto come può essere quello lavorativo o familiare. Infatti non sono a mio agio nel parlare di me, e lo sono ancora meno nel condividere qualcosa che – temo – possa essere fonte di fraintendimenti proprio per la sua natura multivalente.

MC – Come mai studi l’arpa? È inusuale come strumento per un uomo.

D – Ho iniziato da bambino a studiare pianoforte, ma non lo sentivo come il mio strumento. Ho sperimentato con il flauto e la chitarra per poi tornare al pianoforte, ma sempre con una certa insoddisfazione. Durante la pandemia mi sono iscritto ad un corso di Musicoterapia, che però era incentrato principalmente sull’arpa. Così ho deciso di avvicinarmi a questo strumento, che ha qualcosa di magico, di misterioso, di indefinibile, cogliendo l’occasione e dandomi una seconda possibilità.

MC – E i tuoi vicini cosa dicono quando la studi, non deve essere molto silenzioso come strumento.

D – In realtà ha un suono molto dolce, l’arpa, un suono che calma, e che quindi non disturba. Solitamente sono i vicini che abitano di fronte – da un lato e dall’altro – che mi sentono: i primi hanno figli che studiano anche loro musica, i secondi figli che ascoltano musica moderna a tutto volume, pertanto ci facciamo compagnia come possiamo.

MC –  Parlando del tuo libro, come mai hai scelto questo titolo?

D – Il titolo “Ritratto del poeta in autunno” nasce da un’idea, forse un po’ romantica, di immaginare il lettore davanti al caminetto, tra una castagna e un bicchiere di vino, a sfogliare la mia opera con curiosità e senza fretta e al calore familiare di un plaid: una specie di Leggere Colacrai in una sera d’autunno.

MC -  Perché hai diviso il libro in 6 capitoli?

D – La verità è che non ho una risposta. Ogni mio libro nasce intuitivamente secondo un processo che potrebbe essere quello proprio del medium (secondo la mia idea, poi ad oggi non ne ho conosciuti di medium); successivamente devo studiarlo io stesso per avere delle risposte e così poterlo presentare. Di conseguenza la scelta di suddividere la mia opera in sei capitoli non è una scelta consapevole o ragionata. So però che il numero sei ha alcuni significati molto particolari, come ad esempio quello che rimanda alla creazione, quello che fa rifermento all’amore o anche quello che richiama la casa. Potrebbe essere interessante se almeno una persona leggendo “Ritratto del poeta in autunno” si sentisse come a casa, e così, accettato nelle sue vulnerabilità, fosse spinto a creare attraverso i miei versi qualcosa di suo da offrire a tutti noi. (bella questa tua riflessione)

MC – Cosa vuoi che il lettore “percepisca” quando legge questo libro?

D – Per me è importante che ogni lettore possa percepire un suo sentire, una sua voce, una sua verità: che ciascuno possa scegliere una poesia come proprio simbolo. In fondo, nella Poesia non c’è una lettura unica e assoluta: la Poesia è come il Mondo, nessuna contraddizione esclude l’altra, il risuonare di uno si amalgama a quello dell’altro. (le poesie sono sempre molto personali)

MC –  Se vuoi regalarci una tua poesia lo puoi fare...

D – Molto volentieri . Ho scelto di condividere forse una delle poesie più brevi che abbia mai scritto, e che fa parte del mio nuovo libro:

Perché i pesci non sorridono mai? (dedicata)

 

Eravamo stretti come due eroi nella carezza di madri in processione,

i minuti scivolavano via dal lenzuolo

e nevicava il dolore,

il silenzio a preservare il mondo

di cui era rimasto, tremulo nella preghiera, poco o niente

 

il corpo sembrava ritirarsi impercettibilmente in un’orma di farfalla,

c'era un alito di costellazione a legare i nostri battiti

come se Dio ci parlasse,

era ignota l'attesa, e bruciava

nel consumare lentamente l'ossigeno buono della stanza

e la sua culla, incerta e senza eco.

 

Nei tuoi occhi liquidi e nudi

faceva capolino tra le sue ombre il tempo,

trasaliva il senso

prima di sciogliersi come sabbia d'arcobaleno nella clessidra

con cui l'amore si giocava i nostri sogni.

 

E con l'ultimo sorriso a dipingere un'alba tra le labbra

nell'umida comunione del cielo

la materia una rosa bianca

mi chiedesti: perché i pesci non sorridono mai?    (Grazie)

 

MC -  In questo libro hai una poesia a cui sei particolarmente affezionati e perché?

D – Devo necessariamente premettere che ogni poesia è (come) una figlia e che pertanto non è possibile preferirne una ad un’altra – tuttavia sono molto legato a Lettera a Zurigo, che sono riuscito a scrivere quasi dopo trent’anni da quando ho lasciato la mia città, credo in una specie di dichiarazione di perdono e d’amore.

MC – Se posso... come mai hai lasciato Zurigo?

D – Mio padre era, per certi versi, ossessionato, nel suo sentirsi italiano, dall’idea di dover tornare in Italia. Quindi una mattina si è svegliato e ha deciso, per tutta la famiglia, che era arrivato il momento. Quello sbagliato per tutti però.

MC –  Quale domanda avresti voluto che ti facessi?

D – Spesso nella fretta del quotidiano – nella fretta del vivere – ci dimentichiamo di chiedere come sta l’altra persona e se è felice. Tu come stai in questo autunno 2024?

MC – Spero meglio di questa estate che non è stata facile, mamma di 90 anni... capisci... e tu?

D – Ti capisco e non per modo di dire. Mio padre ha 91 anni, mia madre ne ha compiuti 84, e non è facile stare loro dietro. Ci sono giorni in cui è veramente stancante. Ma sono giorni in cui penso che come sono stati loro responsabili di e per noi quando eravamo piccoli, ora tocca a noi in un rovesciamento – inevitabile – dei ruoli.

MC – Allora, che dici...al prossimo  libro o chiacchierata?

D – Certo.

MC -  Grazie e buona lettura.

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